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Altro dato sconcertante arriva negli ultimi bollettini medici riguardanti l’epidemia di Coronavisus.
Dall’inizio dei contagi, sono ben 39 i medici morti a causa del Covid-19 mentre cercavano di salvare migliaia di altre vite umane.
Infatti, secondo l’opinione di tutti, proprio medici e operatori sanitari, dovranno essere ricordati come veri eroi perchè tutti, dal primario all’inserviente delle pulizie, sono il pilastro fondamentale su cui la nostra Nazione si sta reggendo in queste settimane di crisi senza precedenti.

A riportare questi dati è un articolo pubblicato su ilfattoquotidiano.it .
In particolare nell’articolo sono state riportate alcune dichiarazioni ufficiali di Nicastro (Inaf).
Il rappresentante dell’Inaf ha spiegato che negli ultimi giorni sono morti nel tentativo di salvare migliaia di vite di persone contagiate, altri 6 medici.
Questi 6 si vanno ad aggiungere agli altri 33 morti da inizio epidemia, per un tragico totale di 39 morti in camice bianco.
Altra parte importante dell’articolo riguarda le dichiarazioni del presidente Fontana.
Infatti, dopo giorni di lieve calo di contagi, secondo i dati in possesso del governatore, oggi ci sarà un nuovo boom con circa 2500 nuovi casi solo nella regione Lombardia, da sempre la più colpita di tutta Italia.

Ritornando poi alle parole del presidente dell’Inaf Nicastro (Istituto Nazionale di Astrofisica), il tanto atteso picco di contagi ci sarà a brevissimo.
Questo non rivelerà numeri altissimi come ci si potrebbe aspettare, ma durerà sicuramente più del previsto.
L’esempio giusto è quello di rappresentare il picco come un plateau, non molto alto ma sicuramente molto largo e quindi, in questo caso, di lunga durata purtroppo.
Nicastro ha fatto però un’altra raccomandazione: bisogna rispettare le regole sempre, perchè nel caso un’altra grande regione come Emilia e Lombardia, diventasse focolaio e quindi con numeri enorme, il picco si allungherebbe ancora di più con conseguenze devastanti.

Che non esistano più le mezze stagioni è un dato di fatto ormai da anno ma, ultimamente, sembra che nemmeno le stagioni per intero esistano più.
Di solito, in questi periodi, la primavera iniziava a riscaldare tutta la penisola o quanto meno le zone pianeggianti e collinari.
Quest’anno invece, in barba a tutte le abitudini secolari, ci troviamo il 25 Marzo con nevicate anche in città di pianura.
A fare notizia, è in particolare la Toscana dove, prima erano previste nevicate solo in alta collina o in montagna, mentre stamattina ci si è ritrovati con fiocchi di neve al centro di Firenze, Prato e Arezzo.

Addirittura, come nei migliori mesi invernali, la Sala di Protezione civile della Città Metropolitana di Firenze ha ricordato più volte che sono in corso codice giallo per rischi neve e ghiaccio. Ovvero, in parole spicciole, bisogna fare molta attenzione a possibili strade ghiacciate e quindi molto scivolose.
Fortunatamente, causa epidemia di Coronavirus, il traffico sulle strade è ridotto al lumicino, quindi anche eventuali disagi saranno quasi nulli.
Chiusi o quasi chiusi in queste giornate, saranno anche i passi appenninici in quanto, non potendo garantire il personale necessario per la cura delle strade, potrebbero essere molto pericolosi.

Come detto, oltre che a Firenze e Prato, dove però non si è posata, anche Arezzo stamattina si è svegliata sotto un tappeto di neve bianca.
In particolare tutta la città metropolitana è stata imbiancata.
Da notare però che al momento nessun problema o incidente è stato registrato; i motivi sono da amputare sempre allo scarso traffico causa epidemia che alla paura della gente di farsi male e poi non poter ricevere le cure necessarie negli ospedali dove, giustamente, il personale è sopraffatto dai contagiati di Covid-19

 

Poche ore fa, sono stati sequestrati grazie al grande impegno della guardia di finanza in collaborazione con i funzionari dell’Agenzia delle dogane e monopoli , 1.100 dispositivi di ventilazione prodotti in Italia fondamentali durante l’emergenza prodotta dal Coronavirus.
I macchinari, trovati all’interno di un tir nel porto di Ancona e pronti per la partenza alla volta della Grecia, erano in procinto di essere imbarcati su una piattaforma che come regola doveva trasportare solo materiale industriale.
Subito scattate multe, sanzioni e denunce in quanto bisogna ricordare che l’ordinanza della protezione civile nazionale, che vieta alle imprese di vendere all’estero dispositivi medici, tra i quali i ventilatori, particolarmente usati in queste settimane.

Il personale delle fiamme gialle e della dogana hanno bloccato l’enorme carico, che non si sa come aveva già superato tutti i controlli di sicurezza per l’accesso al porto ed era già in coda per l’imbarco e quindi in procinto di partire.
Ma fortunatamente, dopo un più approfondito controllo della documentazione relativo al carico, le Forze dell’Ordine hanno fermato l’autotrasportatore e verificato scrupolosamente il contenuto del rimorchio.
Sono stati così trovati all’interno  1.840 circuiti respiratori, composti da , pallone, tubo, valvola e maschera respiratoria, strumenti che rappresentano tutto ciò che serve al paziente e, di conseguenza, sono un elemento chiave dell’intero sistema di anestesia o di ventilazione polmonare.

I dispositivi sequestrati saranno consegnati alla protezione civile, che li distribuirà agli ospedali del nostro Paese.
I membri della Guardia di Finanza hanno dichiarato che al momento L’ordinanza 639 del 25 febbraio scorso, è l’unica cosa a cui fare riferimento e quindi fino ad ordine contrario nessuno strumento per la ventilazione meccanica può lasciare il nostro Paese.
Ovviamente, quando l’emergenza sarà finita in Italia, il nostro Paese manderà aiuti o macchinari che siano a tutte le Nazioni che ne avranno ancora bisogno.

 

Arriva una notizia che potrebbe gettare nel panico tutte quelle attività ancora aperte che basano il proprio funzionamento sulle pompe di benzina (vedi camionisti o corrieri).
Infatti è di oggi la notizia che i sindacati responsabili del settore a cui appartengono le pompe di benzina, hanno dichiarato la chiusura di ogni stazione di servizio sul territorio italiano, sia urbano che extraurbano.

Nel comunicato firmato da Faib Confesercenti, Fegica Cisl e Figisc / Anisa Confcommercio. si legge chiaramente che: “Da soli, non siamo purtroppo più nelle condizioni di assicurare né il necessario livello di sicurezza sanitaria anti contagio per quanto riguarda in Coronavirus, né la sostenibilità economica del servizio in quanto il 95% dei veicoli è fermo da settimane causa epidemia. Di conseguenza gli impianti di rifornimento di carburanti semplicemente cominceranno a chiudere: da mercoledì notte chiuderanno dapprima quelli della rete autostradale, compresi raccordi e tangenziali; e poi in seguito, in progressione, chiuderanno tutti gli altri anche lungo la viabilità ordinaria fino ad arrivare ai più piccoli nelle piccole cittadine”

A questo comunicato ufficiale, sono seguite poi alcune dichiarazioni che sanno molto di attacco alle istituzioni, colpevoli secondo i sindacati di non aver dato nessuna protezione alla categoria di lavoratori impiegati nelle pompe di benzina.
Precisamente è stato dichiarato che in queste settimane oltre 100.000 lavoratori in tutta Italia, senza essere mai menzionati, hanno assicurato un servizio fondamentale senza alcun tipo di sostegno economico ma soprattutto senza alcuna attrezzatura sanitaria fornita dalla Stato, volta a contrastare l’epidemia di Covid-19.
Proprio per questa mancanza, i lavoratori, tramite i sindacati, hanno deciso di dire basta in quanto non sentono più la necessità di mettere a rischio la propria incolumità.
Ora oltre che al supermarket, tra oggi e domani vedremo sicuramente file chilometriche anche alle pompe di benzina, causate di chi avrà il timore di rimanere senza carburante

La cittadina di Fondi è sicuramente una delle zone più colpite della Regione Lazio dall’epidemia di Coronavirus.
Molti infatti sono le morti in questo paesino di 39 mila abitanti causate dal Covid-19 e ancora di più a livello numerico sono i contagi ufficiali.
Oggi però, a fare notizia, non è il tanto discusso Virus, ma un omicidio che con l’epidemia sembra avere pochissimo a che fare.
Infatti, nel pomeriggio è stato trovato morto un 69 enne, ucciso molto probabilmente dopo essere stato picchiato selvaggiamente.

Appena ritrovato il corpo, dopo una segnalazione anonima ricevuta dai Carabinieri del posto, sono iniziate subito le analisi preliminari per stabile ora e cause del decesso.
Dopo una prima analisi quindi, è risultato che l’uomo fosse morto in mattinata. Mentre per la causa, l’ipotesi al momento più plausibile è che sia stato picchiato selvaggiamente fino a causare un arresto cardiaco fatale per l’agricoltore 69 enne.
I carabinieri di Latina hanno quindi dato via a delle indagini approfondite che hanno portato nel primo pomeriggio sulle tracce di un altro uomo, ex dipendente della vittima.
Secondo alcune testimonianze, tra i 2 non scorreva più buon sangue, tanto che il dipendente era stato ormai in pratica licenziato dal 69 enne.

Inoltre, sempre secondo alcune testimonianze degli abitanti del posto, tra i 2 già erano scoppiate alcune liti furibonde placate ad altri contadini che erano sul posto.
Stavolta a quanto pare però, causa anche l’epidemia di Coronavirus, sul luogo non c’era nessuno al di fuori dei 2 e forse, in quanto tutto resta da accertare, il dipendente ha esagerato con la violenza fisica fino ad uccidere quello che per anni era stato il suo capo.
Il dipendente è stato così preso in custodia cautelare dai Carabinieri di Latina in attesa di qualche prova che lo incastri definitivamente o di una sua confessione spontanea.

 

Arriva chiara e tonda fino a Palazzo Chigi la richiesta dei sindacati metalmeccanici: “O si riducono le attività o ci saranno nuovi e lunghi scioperi”.
Questa minaccia di scioperi, andrà quindi ad aggiungersi allo sciopero di 8 ore previsto per Mercoledì 25 e alle piccole iniziative svoltesi già oggi in tutta Italia, ma soprattutto in Lombardia e nelle zone più fortemente colpite dal Covid-19.

Le proteste, prima verbali e poi di fatto, sono iniziate subito dopo la pubblicazione del nuovo Decreto firmato da Giuseppe Conte.
Infatti, nella lista delle attività obbligate a fermare la propria attività, non sono presenti tutte quelle industrie metalmeccaniche che quindi rimarranno aperte, ovviamente rispettando tutti i requisiti di sicurezza anti contagio Coronavirus.
Proprio questa mancanza, ha scatenato l’ira dei sindacati del settore che, hanno prima indetto uno sciopero generale di 8 ore per il giorno di Mercoledì 25 marzo, per poi minacciare scioperi ancora più lunghi e quindi dannosi per tutte le attività.
Per questo motivo, domani mattina alle 11 i ministri dello Sviluppo Economico e dell’Economia, Stefano Patuanelli e Roberto Gualtieri, hanno convocato una videoconferenza con i maggiori sindacati, tra cui: Cgil, Cisl e Uil.
L’idea dei sindacati è che molte delle attività escluse dalla lista, non siano indispensabili tanto da rimanere aperte.

A fare la voce grossa inoltre, ci hanno pensato anche i sindacati dei settori metalmeccanici che, sempre dopo la pubblicazione del Decreto Legge, hanno dichiarato che lo sciopero generale del 25 marzo, potrebbe essere portato avanti fino al 29 marzo in tutte quelle industrie che ancora oggi non riescono a rispettare tutti i requisiti di sicurezza.
Come anche i sindacati maggiori, anche i più piccoli (Fim, Fiom e Uilm) chiedono che rimangano aperte solo quelle industrie strettamente necessarie ad evitare il blocco produttivo per l’Italia.

Al fine di evitare code di anziani, ovvero le persone più a rischio per il Coronavirus, l’Inps, in accordo con il Governo Centrale, con le Poste Italiane e con le Banche, ha aggiornato i giorni in cui le pensioni potranno essere ritirate.
In particolare, saranno distribuite in anticipo e soprattutto in più giorni, così da dilazionare le code che spesso nei giorni di inizio mese sono ampie e lunghe.

La decisione è stata presa proprio per cautelare i pensionati che, in Italia e in tutto il Mondo, sono proprio quelle persone a cui il Virus più spesso non lascia scampo, portandoli alla morte.
Famose infatti, sono le lunghe file di anziani i primi del mese nei punti di ritiro. Che siano banche o poste, chiunque sa che ad esempio il 2 di aprile, per svolgere un’operazione dovrà aspettare minimo un’ oretta mentre gli anziani in fila ritirano la loro pensione, giustamente.
Proprio avendo bene in mente questa immagine, l’Inps ha emesso questa nuova norma.
Pensare ad un anziano magari portatore sano che contagia altri 20 vecchietti potrebbe essere l’equivalente di una strage di massa in quanti molti perderebbero la vita.
Quindi, in poche parole, la pensione andrà ritirata in giorni molto diversi da quelli a cui si era abituati.

In particolare, per i mesi di Aprile, Maggio e Giugno, le mensilità verranno rilasciate durante l’ultima settimana del mese precedente.
Ovvero, ad esempio le pensioni di Aprile, potranno essere ritirate già a partire dal 26 marzo, ovviamente rispettando l’elenco in ordine alfabetico che gli enti preposti comunicheranno.
E’ importante ricordare soprattutto in questo periodo, che si può ritirare la propria pensione anche dal comodo Postamat, perfetto per evitare code inutile ed anche eventuali contagi.
Anche per il Postamat ovviamente, saranno valide le nuove regole e tempistiche.

Il paziente 1 sta bene,e  finalmente dopo quasi un mese tornerà a casa lunedì.
La lunga avventura del podista di Codogno sta quindi per concludersi nel migliore dei modi. Il manager 38 enne dell’Unilever ha visto il “mostro” da vicinissimo.
La prima bella notizia era arrivata l’11 marzo. Quel giorno si era saputo che l’uomo residente a Codogno finalmente riusciva a respirare in modo autonomo. Ma le cure sono proseguite anche nei giorni successivi.
Si era accorta del suo contagio da Covid 19 il medico Annalisa Malara, 38 anni, anestesista dell’ospedale di Codogno. Senza Annalisa, probabilmente il manager sarebbe morto e i contagi sarebbero almeno il doppio.

Nonostante fosse un paziente giovane, senza patologie, sportivo, le cure adottate per una comune polmonite sembravano non fargli alcun effetto anzi, col passare delle ore la situazione peggiorava sempre di più.
Poi il tracollo. Dopo i primi concitati e confusi momenti, il manager si era poi per fortuna stabilizzato tranquillizzando anche la sua famiglia.
Questo aveva reso possibile il trasferimento in terapia intensiva all’Ospedale Policlinico di Pavia. Ed è da lì che lunedì mattina, dopo esser stato in cura in un comune reparto, farà rientro a casa dalla sua famiglia.
Fortunatamente tornerà giusto in tempo per la nascita della prima figlioletta prevista proprio in queste settimane. Tutti, insomma, lo stanno aspettando a braccia aperte, ma soprattutto sua moglie che per alcuni giorni aveva pensato di non rivederlo più.

Per il paziente 1, ora non resta che rimanere a casa al chiuso (ricordiamo che il Covid-19 può essere anche ripreso).
Nella sua comunità, sono già arrivati tantissimi messaggi di solidarietà e contentezza per questa notizia, che fortunatamente andranno ad oscurare tutti quei messaggi che lo indicavano come untore e causa dell’epidemia.

Confermate le notizie che si erano diffuse nei giorni scorsi.
A partire dall’inizio della prossima settimana, un’ondata di gelo investirà tutta l’Italia senza risparmiare alcuna regione.
La colpa, se così si può chiamare, di questa ondata di gelo, è di una massa di aria fredda proveniente dalla Russia che si affaccerà sul nostro Paese a partire da Domenica 22 marzo, colpendo prima le regioni del Nord per poi scendere al Sud fino anche alle isole.

In realtà, il clima primaverile sta già abbandonando l’Italia in questi momenti.
Infatti si sono registrati i primi acquazzoni sulle regioni del Nord Est italiano con l’aggiunta di fitte nebbie nel settore del Triveneto.
Sabato invece, sarà una giornata che vedrà un peggioramento del tempo principalmente al Sud con piogge in Sicilia, qualche nebbia sulla Pianura Padana orientale e un tempo piuttosto soleggiato altrove. In serata tenderà a peggiorare sulle Alpi. Fino a sabato però le temperature continueranno ad essere miti, quasi primaverili.
Domenica quindi  arriverà la svolta, con venti freddi (Bora) di provenienza russa e cielo che si coprirà anche al Centro – Nord, ma con poche piogge leggere.

Saranno registrate inoltre fitte nevicate sulle Alpi anche a quote non elevatissime, si parla di 1000 e 1300 metri di altitudine.
Riguardo il Sud Italia invece, ci saranno piogge localmente moderate a causa di una bassa pressione nordafricana che è però in rapido spostamento verso la Grecia e i Balcani.
Gli esperti però, ci tengono a marcare lo sbalzo di temperatura che i nostri corpi saranno costretti a subire: si parla di un abbassamento di temperature di oltre 10 gradi centigradi da sabato a domenica.
Questi sbalzi, se non si prendono le dovute precauzioni, potrebbero portare a febbre e malanni che, soprattutto vista l’emergenza Coronavirus, è certamente meglio evitare.

Il ministro degli Esteri italiano Luigi Di Maio sta lavorando ad una super fornitura diretta da parte di una delle maggiori aziende cinesi di circa 100 milioni di mascherine verso la nostra Italia.
Lo si apprende da fonti ufficiali di governo, secondo le quali il Ministro Di Maio avrebbe già parlato di questa operazione al presidente del Consiglio Conte, al ministro Speranza e ai commissari Borrelli e Arcuri.
Sempre secondo le fonti governative, l’accordo sarebbe già stato ufficialmente siglato in quanto ora, dopo l’arrivo di ventilatori e polmonari, quello delle mascherine insufficienti era il problema più urgente da risolvere.
Infatti, senza le mascherine in dotazione al personale sanitario, si osserva, verrebbero meno tutte le condizioni di sicurezza negli ospedali per poter continuare a operare senza ulteriori rischi.

In seguito, il Ministro Di Maio, intervenendo a ‘L’Aria che tira‘ ha poi lanciato l’appello a comprare “prodotti italiani“.
In particolare ha dichiarato: “Mentre il governo è al lavoro per varare nuove misure economiche, tutti noi possiamo aiutare le nostre aziende e i nostri lavoratori: compriamo e mangiamo prodotti Made in Italy” , ha poi continuato sulla stessa frequenza d’onda aggiungendo: “Comprare italiano significa senza dubbio dare un po’ ossigeno alle nostre imprese!
Parole, queste del Ministro, in linea con quelle di tutte la classe politica italiana. Ora più che mai, bisogna aiutarsi a vicenda.

Alla fine della sua intervista, Di Maio ha voluto spendere anche qualche parola per Medici, ricercatori e tutto il personale che in questo momento è al lavoro anche 24 ore al giorno.
A loro va oltre che il ringraziamento del Ministro, il grazie di tutta la Nazione e di tutto il Mondo perché senza loro ad aiutarci, se parliamo di medici e sanitari, o senza di loro a lavorare per scoprire una cura, se parliamo di ricercatori, il CoronaVirus avrebbe sopraffatto la nostra Nazione, che invece si rialzerà

 

 

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